Risposta in Frequenza: facciamo chiarezza (parte 1)

Risposta in Frequenza: facciamo chiarezza (parte 1)

Dopo il precedente articolo “Potenza, Pressione Sonora, facciamo chiarezza” parliamo ora di un argomento legato alla qualità del suono, per quanto abbia risvolti anche più terra-terra specialmente per i numerosi festaioli tra di voi. Come già detto noi di Partybag ci teniamo ad avere clienti consapevoli e a divulgare in modo onesto le caratteristiche dei nostri prodotti, per questo vi offriamo qualche spiegazione di base. Se siete professionisti probabilmente queste cose le sapete già e in modo più rigoroso, in caso contrario cerchiamo ora di darvi un’idea, con termini semplici, di un’altra proprietà dei sistemi audio sulla quale capita purtroppo di leggere più marketing che altro.

(Sì anche noi facciamo marketing, ma diciamo che c’è modo e modo)

L’argomento è ricco e complesso per cui serviranno due puntate, ecco la prima per introdurre il problema.

Questa cosa delle frequenze:

Prendiamola alla lontana. Avete presente i colori dell’arcobaleno, quelli che vanno dal rosso al violetto? Un po’ tutto quello che vedete è una combinazione di essi, presenti in maniera più o meno marcata e mescolati in varie maniere, istante per istante, davanti ai vostri occhi. In maniera analoga quando sentite un suono esso è costituito dalla somma di varie componenti, e così come avviene per la luce la differente miscela di esse determinerà quello che effettivamente andrete a percepire.

Sia per la luce che per il suono queste componenti sono onde, nel primo caso elettromagnetiche e nel secondo meccaniche. Sono un po’ come le onde del mare ma anzichè l’acqua il protagonista quì è l’aria, e la cosa avviene in 3D tutto attorno a noi con l’aria stessa che si comprime e si rilassa periodicamente. Questo può avvenire più o meno rapidamente, o per meglio dire a diverse frequenze. Così come la superficie del mare può essere “disegnata” da onde lente e lunghe a cui si sovrappongono piccole e rapide increspature, così il suono in cui siamo costantemente immersi è formato al suo interno un’enorme quantità di onde a diverse frequenze.
Le diverse frequenze a cui l’aria attorno a noi pulsa sono un po’ i “colori del suono”, almeno in prima approssimazione.

Come le distinguiamo quindi queste frequenze?

Purtroppo a differenza dei colori ci sono pochi punti di riferimento condivisi, spesso si parla con termini vaghi di frequenze “basse”, “medie”, “medio-alte” e mancano un po’ di belle parole radicate nella cultura popolare come “giallo”. Per orientarci nel mondo delle diverse frequenze non resta che affidarci brutalmente all’unità di misura: l’Hertz. Un Hertz (1Hz) significa “una volta al secondo”.

L’orecchio umano può generalmente percepire frequenze tra i 20Hz, quindi l’aria che ogni secondo subisce 20 compressioni e 20 rarefazioni, e i 20000Hz. Tuttavia se fate un lavoro in cui siete esposti a rumori forti, se da bravi clienti Partybag avete un robusto passato di clubbing, o anche solo se avete passato i 30, è molto improbabile che sentiate ancora qualcosa sopra i 16000Hz. Pazienza. Per ovvie ragioni evolutive le frequenze che sentiamo meglio in assoluto, salvo patologie dell’udito, sono quelle tipiche della voce umana, quindi circa tra i 300 e i 3500Hz al netto di Barry White e Janis Joplin.

Tutto molto bello, ma quindi?

Quindi il problema di noi costruttori di sistemi audio è simile a quello affrontato da chi vuole costruire uno schermo come quello da cui ci state leggendo, che vuole mostrarvi tutti i colori in maniera fedele così che guardando una foto ben scattata appaia simile al soggetto visto dal vero. A ben vedere i problemi sono due:

  • Far sì che escano tutte le frequenze che una persona è in grado di percepire.
  • Farlo in maniera equilibrata: così come non volete che da uno schermo il blu esca molto più luminoso del rosso a parità di input, bisogna che una cassa non dia troppa enfasi ad alcune frequenze rispetto ad altre. In caso contrario succede che, dato un suono ben registrato con un microfono, in fase di riascolto risulta completamente diverso.

Ci sono però due importanti differenze rispetto al mondo delle luci e dei colori:

  • Le onde sonore sono meccaniche, insomma bisogna fisicamente muovere dell’aria e non si scappa.
  • La gamma di frequenze che l’orecchio umano può udire è spaventosamente ampia rispetto a quella dei colori, anch’essi corrispondenti a diverse frequenze ma in un campo molto diverso, quello della radiazione elettromagnetica. Da 20Hz a 20000Hz c’è tutto un mondo e possono variare in maniera sostanziale le tecniche per creare e gestire queste vibrazioni dell’aria.

Fatta questa doverosa introduzione, nella prossima puntata spiegheremo come ci si può fare un’idea della capacità di un sistema audio di riprodurre in maniera il più possibile completa ed equilibrata le diverse frequenze che compongono un suono.

Potenza, Pressione Sonora, facciamo chiarezza

Potenza, Pressione Sonora, facciamo chiarezza

Ancora oggi nel 2019 c’è molta confusione in giro per quanto riguarda misurare l'”output” di un impianto audio. Concetti come “potenza”, “pressione sonora” e simili vengono spesso distorti a scopi di marketing. Noi di Partybag non vogliamo questo, ma che i nostri clienti siano informati e consapevoli.

Sappiamo che molti dei nostri clienti sono professionisti, ma non necessariamente in campo audio. Mediamente si tratta di persone che hanno bisogno di un impianto audio per fare quello che devono o vogliono, e hanno diritto di capire prima di acquistare. Proviamo dunque a spiegare qualche concetto in termini non eccessivamente tecnici (se poi chi legge è un professionista dell’audio beh… sono tutte cose già note).

Quanto suona “forte” una cassa? Ci sono due modi con cui potete farvi un’idea:

  1. Cercare il livello di Pressione Sonora (SPL, Sound Pressure Level) nelle specifiche tecniche. È la misura, presa con un fonometro in genere a 1m di fronte alla cassa, che più si avvicina a quello che il nostro orecchio percepisce come “piano” o “forte”. È anche la misura che preferiamo indicare al riguardo nelle nostre specifiche tecniche. Può essere utilizzata per confronti con altri impianti noti o con tabelle come questa per farsi un’idea.
  2. Provare la cassa. Seriamente, non esiste modo migliore. In fin dei conti siete voi a conoscere l’uso che ne dovete fare, non è questione di feticismo per i numeri che compaiono sulle specifiche. Così mentre la provate potete anche farvi un’idea della qualità, che è tutta un’altra storia, e vedere di persona se è il prodotto che fa per voi. Potete andare in uno dei negozi specializzati che hanno Partybag, venirci a trovare a Reggio Emilia, chiedere a un amico che ne ha una…tutti metodi perfettamente validi!

E la potenza quindi? La potenza è quella cosa che serve all’ENEL per calcolarvi la bolletta (e poi non è nemmeno del tutto vero, si ragiona più di energia). È una misura elettrica, non acustica. Un altoparlante fa esattamente il mestiere di trasformare energia elettrica in pressione sonora, e può farlo in così tanti modi differenti che la cifra che leggete come “potenza” è a malapena collegata a quello che vi arriverà alle orecchie. Dipende da così tanti dettagli costruttivi che non ha quasi senso parlarne se non a livello di consumo. A proposito: in una cassa a batterie volete che il consumo sia poi così alto?

Inoltre, molti usano trucchetti e in diversi casi capita di leggere della “potenza di picco” (peak), che non significa “quello che sento quando spingo al massimo”, ma la potenza che la cassa riesce a sostenere per un tempo brevissimo, in termini di quache secondo o anche molto meno. No, non c’è nemmeno uno standard per cui si può raccontare di tutto. E voi volete forse ascoltare musica per un tempo brevissimo? Non crediamo proprio, ed è per questo che usiamo delle ottime batterie. La potenza di cui ha più senso parlare (ma che comunque potrebbe essere da voi del tutto ignorata) è quella RMS., che senza entrare troppo nel dettaglio è quella media e sostenibile a lungo. Di solito il valore è meno della metà, ma anche 1/3 o 1/4, di quello “di picco”, la differenza può variare perchè non c’è uno standard e quindi la fregatura è dietro l’angolo. Certamente la musica include anche brevi “picchi” e serve anche la potenza “di picco”, ma non è certo questo il motivo per cui la si trova indicata (spesso volutamente in modo generico come “potenza” per confondere le acque). È solo un metodo di bassa lega per dire “hey guardate qua quanta potenza!”.

Un attimo però: una cassa da 200W non suona forse più forte di una da 100W?

Come sopra: dipende da come è fatta la cassa, dai componenti, dalle scelte progettuali, da molti fattori. Ma supponiamo di prendere due casse identiche in tutto tranne nella potenza, e dare ad una 100W e all’altra 200W: quale sarà la differenza? La risposta è: solo 3dB di Pressione Sonora, che significa udibile, ma giusto un po’. Nulla di impressionante ad essere onesti. Questo in cambio di cosa? Di un carico molto maggiore sulla batteria, quindi o un’autonomia minore o batterie più grosse e pesanti.

La potenza è praticamente l’ultima risorsa per strappare un briciolo di pressione sonora in più a caro prezzo quando null’altro funziona. Per questo noi di Partybag non partecipiamo alla gara assurda per chi esibisce la potenza più alta, ma ci concentriamo sull’efficienza e sul migliore compromesso possibile tra pressione sonora, durata, peso e comfort.

In conclusione non curatevi della potenza ma guardate l’SPL. O ancora meglio provate le nostre Partybag di persona! Non abbiamo nulla da nascondere.

Partybag Staff